La rivoluzione del Retail, nuove tecnologie e un progetto di service design per uscire dalla crisi.

La rivoluzione del Retail, nuove tecnologie e un progetto di service design per uscire dalla crisi.

📅05 dicembre 2012, 00:01

Messo in ginocchio dalla crisi e impaludato da sistemi di vendita obsoleti, quello del Retail è un mondo che inevitabilmente dovrà metter mano a una trasformazione radicale.

Il rinnovo passerà dal combinato disposto di due strumenti: l’utilizzo delle nuove tecnologie affiancate a un progetto di service design che rimetta al centro dei giochi il consumatore. È quanto emerge dall’incontro “ReSeT: REtail SErvice Transformation” organizzato da Logotel.

Di fronte a una platea di imprenditori e top manager di imprese, tra le quali Amplifon, Artsana, Autogrill, Costa Crociere, Enel Green Power, Sky, Swarovski, Telecom Italia e Welcome Travel, Cristina e Nicola Favini, rispettivamente Strategist Manager of Design e Direttore Generale di Logotel, hanno descritto quali sono i passi da seguire per rinnovare un settore che pare abbia imboccato un tunnel senza luce.

Solo nel 2012, secondo l’ultimo report dell’Osservatorio Findomestic, le famiglie – perdendo potere d’acquisto (-1,5% nell’ultimo trimestre) – hanno ridotto la spesa per i beni (3,3%), e anche la domanda relativa ai servizi si è contratta (-1,4%). Sul fronte del Retail, gli ultimi dati di Confesercenti rivelano che la moria nel commercio (-3.068 imprese nei primi mesi del 2012) e nelle imprese al dettaglio (-85.000 aziende dal 2008) non tende a fermarsi.

Un recente report stilato da Retail Watch su dati Nielsen spiega che l’84% degli italiani ha dichiarato di aver modificato i propri comportamenti di acquisto nell’ultimo anno, sacrificando voci di spesa un tempo considerate indispensabili.

Tutto questo lascia prevedere un futuro che non sarà uguale allo scenario pre-crisi, poiché i cambiamenti nelle abitudini di acquisto sembrano ormai parte di un’evoluzione culturale di lungo periodo, e non più solo una reazione immediata alle difficoltà economiche delle famiglie.

Di fronte a un contesto del genere, mai come ora le aziende devono interrogarsi sul futuro chiedendosi innanzitutto per quali ragioni e con quali modalità un cliente domani tornerà a varcare la soglia dei loro negozi. “Gli scaffali fisici e digitali sono colmi di prodotti – spiega Cristina Favinioggi però un consumatore si fa interprete di un progetto focalizzato non solo sul ‘cosa comprare’, ma anche sul ‘come’ e sul ‘dove’ spendere i propri soldi. Un progetto per gestire la perdita di ricchezza, l’eccesso di scelta, per scovare il prezzo più basso, per gestire il tempo. In questo periodo il cliente esce dalle proprie aree di comfort più forte di prima per ritarare il proprio modello di vita, per cambiare creativamente le modalità, l’intensità e la frequenza dell’acquisto/accesso nei punti vendita, dai cellulari, all’interno di un social network”.


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