Dalle matite al mouse: l’evoluzione del design che non ti aspetti

Quaderno con penne e smartphone, simbolo dell’evoluzione del design dal disegno manuale al digitale

Si pensi a un designer degli anni ’70: davanti al tavolo da disegno con righello, squadre e matite calibrate. Se sbagliava qualcosa doveva ripartire quasi da zero. Se voleva provare un colore diverso, via con ore di lavoro. Eppure quella precisione artigianale ha dato vita al design moderno che conosciamo oggi.

Dalle origini alla rivoluzione industriale

Il design esiste da molto più tempo di quanto si pensi. Gli antichi egizi e greci già sapevano che un oggetto doveva essere bello e pratico insieme. Una coppa doveva piacere all’occhio ma anche stare comoda in mano. Un vaso doveva fare la sua figura ma soprattutto non perdere il contenuto. Questa idea — forma e funzione che vanno a braccetto — non è mai cambiata davvero.

Ogni periodo storico ha avuto i suoi gusti. Nel Rinascimento cercavano l’equilibrio perfetto, nel Barocco esageravano con le decorazioni, nel Neoclassico tornavano al minimalismo dell’antichità. Ma sempre con un occhio alla bellezza e uno all’utilità.

Il vero terremoto è arrivato con le fabbriche. Prima si faceva un pezzo alla volta, a mano. Poi improvvisamente se ne producevano centinaia identici. L’Esposizione Universale di Londra del 1851 ha fatto vedere al mondo cosa significava “design industriale”. Alcuni, come William Morris, hanno storto il naso e fondato il movimento Arts and Crafts per difendere l’artigianato. Ma Walter Gropius con il Bauhaus nel 1919 ha trovato la quadra: arte e industria potevano andare d’accordo.

L’Italia negli anni ’50 e ’60 ha fatto scuola. Kartell sperimenta con le plastiche, che allora erano una novità assoluta. Altri designer italiani creavano mobili che sembrano sculture. Le Triennali di Milano erano appuntamenti che non si potevano perdere, arrivavano progettisti da tutto il mondo.

La rivoluzione digitale

Nel 1984 succede qualcosa di importante. Bill Atkinson e Susan Kare creano MacPaint per Apple. Per la prima volta puoi “disegnare” con il mouse invece che con la matita. All’inizio molti designer erano scettici — comprensibile, dopo secoli di strumenti tradizionali. Ma in dieci anni quasi tutti avevano fatto il salto. Quello che prima portava via un pomeriggio intero, ora si conclude in mezz’ora. E si potevano provare tutte le varianti che si volevano senza buttare fogli.

Poi a metà anni ’90 arriva Internet e lì sono iniziati i problemi veri. Come si progetta qualcosa che non si può toccare? Come si fa capire a una persona dove cliccare in un sito web? Il web design all’inizio era un po’ anarchico, ognuno faceva come gli pareva. Piano piano si è capito che anche online vale la regola di sempre: deve essere bello ma soprattutto deve funzionare.

Un sito di gaming online può offrire i bonus casinò più allettanti su piazza, ma se la pagina è un labirinto e l’utente si perde subito, è tutto inutile. Lo stesso vale per un eCommerce. Sul web ci sono perle nascoste che vendono oggetti introvabili, ma se poi la user experience è da mani nei capelli poco conta. È come quella coppa degli antichi egizi: se non sta bene in mano, non importa quanto buono sia il vino dentro.

Il presente e il futuro

Adesso c’è l’intelligenza artificiale che sta mescolando di nuovo le carte. Ma stavolta, a differenza di quello che molti pensano, non sta mandando a casa i designer. Li sta aiutando. Amleto Picerno Ceraso di Medaarch la mette così: è come avere un assistente super veloce che ti permette di esplorare idee che da solo non avresti mai il tempo di sviluppare.

L’IA sforna centinaia di versioni di un progetto in pochi secondi. Può simulare come reagirebbe la gente, può immaginare scenari che ancora non esistono. Però la scintilla, l’idea che fa la differenza, quella viene sempre da una testa umana.

In fondo, dal vaso egizio all’app del telefono, non è cambiato molto. Si sono evoluti gli strumenti, è diventato tutto più veloce, ma il punto rimane lo stesso: creare cose che migliorano la vita delle persone. Che siano fisiche o digitali, devono funzionare bene e piacere a chi le usa. Questa è una cosa che non cambierà mai, qualunque cosa inventeremo domani.


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