L’argomento è più che mai caldo, anzi saldo. Saldo anche come punto fermo del nostro mercato, che ogni anno, ai primi di gennaio e di luglio, scandisce il periodo più intenso, confusionario e ansiogeno del retail. Sia per gli operatori che per i consumatori, si apre la “follia dei saldi“, che ci porta a una domanda spontanea: hanno ancora senso?
Se osserviamo la questione dal punto di vista commerciale, i numeri parlano chiaro: i saldi continuano a rappresentare una locomotiva trainante per il commercio in Italia. Tuttavia, l’altra faccia della medaglia ci mostra una realtà più complessa. Le numerose promozioni che si susseguono durante l’anno hanno affievolito l’unicità di questo evento, creando confusione tra i consumatori e riducendo l’attesa che caratterizzava i saldi negli anni ’80 e ’90.
Saldi: promozioni e nuovi equilibri nel retail
Oggi, tra Back to School, Black Friday, Mid Season Sales, e altre iniziative, il mondo del commercio sembra un vero e proprio far west. I consumatori più attenti, soprattutto quelli abituati a cercare offerte online, possono accedere a opportunità di acquisto durante tutto l’anno, rendendo meno esclusivo il periodo dei saldi.
Un ulteriore elemento di complessità è rappresentato dalle piattaforme di second hand come Vinted, che permettono il commercio tra privati di prodotti nuovi o usati a prezzi molto competitivi. Il successo di queste piattaforme è stato tale che alcuni Paesi hanno introdotto regolamentazioni fiscali per contrastare un mercato parallelo non tassato.

Dati e tendenze dei saldi: cosa dicono i numeri
Rispetto al 2024, cresce la percentuale di chi prevede di spendere di più durante i saldi, passando dal 20,2% al 22,1%.
Secondo Confcommercio, nel 2025 le famiglie italiane spenderanno mediamente 218 euro per i saldi, con il Centro Italia che registra una media più alta (263 euro) e un dato interessante tra gli over 34 (239 euro). I saldi rimangono l’evento promozionale più apprezzato dagli italiani (80%), superando il Black Friday (20%).
I prodotti moda più desiderati sono maglioni e felpe (51%), seguiti da calzature (49%), gonne e pantaloni (31%) – con una forte richiesta per jeans, maglie e top. Altri articoli popolari includono intimo (28%), camicie (22%), borse (21%) e capispalla (21%). Gli accessori si attestano al 18%, mentre abiti e completi chiudono al 17%.
Circa il 68% degli acquirenti acquisterà sia in negozio che online, con l’abbigliamento (93,9%) che si conferma la categoria più richiesta, seguito da calzature (76%) e biancheria intima (40,7%).

Cambiamenti climatici e abitudini di consumo
Un autunno insolitamente caldo ha influenzato le vendite: il 30% dei consumatori ha ridotto gli acquisti di abbigliamento invernale, mentre il 55% dichiara di acquistare solo ciò di cui ha realmente bisogno. Il 19% dà priorità alla qualità del prodotto, indipendentemente dal valore dello sconto. Inoltre, il 77,6% delle aziende segnala un ritardo nella domanda di abbigliamento invernale. Anche l’utilizzo dei social media per cercare articoli in saldo è in calo, passando dal 37% del 2024 al 31,4% nel 2025.
Un fenomeno multisettoriale
Sebbene i saldi siano tradizionalmente associati al tessile e alla calzatura, oggi abbracciano anche settori come il farmaceutico, l’automotive e l’arredo casa. L’offerta è spesso così ampia che il consumatore fatica a distinguere tra sconti autentici e strategie di marketing.
Confcommercio stima che i saldi invernali incideranno fino al 20% sulle vendite annuali, anche se il numero di clienti nei negozi rimarrà stabile rispetto al 2024. Più dell’80% dei commercianti è favorevole a una data unica di inizio saldi in tutta Italia.
Shopping tourism e attrattività delle città
I saldi attirano sempre più turisti, con Firenze in testa per numero di negozi visitati (40,1%), seguita da Milano (36,3%), Roma (34,4%) e Napoli (32,1%). Milano si distingue per lo scontrino medio più alto (182 euro), seguita da Firenze (166 euro). I turisti stranieri preferiscono i marchi italiani di alta moda (55,6%) e i prodotti locali (25,1%).
Secondo un’indagine Confcommercio, lo shopping tourism incide in modo significativo sulle vendite: tra il 44% e il 51% delle aziende lo considera determinante durante i saldi.
Come tutelarsi nel periodo dei saldi: consigli per acquisti sicuri
In questo caos di compravendita, diventa indispensabile disporre di una guida che chiarisca le dinamiche di acquisto e, soprattutto, fornisca strumenti per tutelare il consumatore finale.
Per evitare sconti ingannevoli, i consumatori dovrebbero innanzitutto verificare l’accuratezza delle informazioni riportate sui cartellini di vendita, controllando, ad esempio, se il prezzo indicato prima dei saldi corrisponde realmente al valore originale o se sono state applicate pratiche scorrette.
Per garantire acquisti sicuri durante i saldi, Federazione Moda Italia e Confcommercio richiamano l’attenzione su alcuni principi fondamentali:
- Cambi: la possibilità di cambiare il capo dopo che lo si è acquistato è generalmente lasciata alla discrezionalità del negoziante, a meno che il prodotto non sia danneggiato o non conforme (Art. 129 e ss. D.lgs. 6 settembre 2005, n. 206, Codice del Consumo). In questo caso scatta l’obbligo per il negoziante della riparazione o della sostituzione del capo e, nel caso ciò risulti impossibile, la riduzione o la restituzione del prezzo pagato (art. 135 bis del D.Lgs. 206/2005 – Codice del Consumo). Per gli acquisti online i cambi o la rescissione del contratto sono sempre consentiti entro 14 giorni dalla ricezione del prodotto indipendentemente dalla presenza di difetti, fatta eccezione per i prodotti su misura o personalizzati (artt. 52 e ss. del D.Lgs. 206/2005 – Codice del Consumo).
- Prova dei capi: non c’è obbligo. E’ rimessa alla discrezionalità del negoziante.
- Pagamenti: le carte di credito devono essere accettate da parte del negoziante e vanno favoriti i pagamenti cashless.
- Prodotti in vendita: i capi che vengono proposti in saldo devono avere carattere stagionale o di moda ed essere suscettibili di notevole deprezzamento se non venduti entro un certo periodo di tempo.
- Indicazione del prezzo: obbligo del negoziante di indicare il prezzo normale di vendita, lo sconto e, generalmente, il prezzo finale. In tutto il periodo dei saldi il prezzo iniziale sarà il prezzo più basso applicato alla generalità dei consumatori nei 30 giorni antecedenti l’inizio dei saldi (Art. 17 bis D.Lgs. 206/2005 – Codice del Consumo introdotto dal D.Lgs. n. 26/2023 di recepimento della Direttiva UE «Omnibus»).
Confcommercio segnala, inoltre, le varie iniziative promosse sull’intero territorio nazionale da Federazione Moda Italia come “Saldi Chiari e Sicuri”, “Saldi Trasparenti”, “Saldi Tranquilli”.
Conclusione
Esprimere un giudizio definitivo sulla validità dei saldi rimane complesso, poiché nella mente dei consumatori rappresentano un appuntamento consolidato e radicato nel tempo, tramandato di generazione in generazione. Allo stesso modo, per i retailer, i saldi costituiscono un’ulteriore opportunità di business.
Non c’è dubbio che il periodo dei saldi, unito alle numerose attività promozionali che si sono susseguite negli anni, ha contribuito a mitigare l’impatto del passaggio dalla lira all’euro. Questa evoluzione ha risposto all’esigenza di offrire prodotti a prezzi più accessibili per le tasche degli italiani. Tuttavia, va osservato che, in molti casi, i prezzi dei prodotti in saldo oggi si allineano a quelli dei prodotti a prezzo pieno di prima dell’introduzione dell’euro.
A cura di Paolo Zanardi XT srl
by AN Shopfitting Magazine no.185 ©