Convegno RETAIL INDUSTRY 2020.

Convegno RETAIL INDUSTRY 2020.

📅05 Giugno 2015, 10:48

Grande successo di pubblico per un evento pressoché unico in Italia perché il convegno “Retail Industry 2020”, che si è svolto venerdì 22 maggio 2015 all’Università Politecnica delle Marche (Ancona), ha riunito in un unico momento tanti nomi internazionali di altissima caratura.

convegno Retail Industry 2020

Il convegno, promosso da Grottini Retail Environments in occasione del suo 40° anniversario, ha analizzato i trend globali del retail e le innovazioni nella design experience da qui a 5 anni.

In sintesi i temi delineati:

The human touch. Con la crescita dell’ecommerce e delle nuove abitudini di consumo, gli ingressi nei negozi brick and mortar sono caduti drammaticamente, da quasi 40 miliardi di visite nel 2010 a meno di 20 miliardi nel 2013, secondo Eric Feigenbaum, chair of visual merchandising al LIM College di New York. Questo ha fatto sì che l’unica interazione umana dell’acquirente si riducesse a quella con il ‘delivery man’. La grande sfida del retail oggi non è più la crescita economica né la tecnologia, ma creare relazioni umane in un ambiente che fa stare bene. L’85% dei consumatori spende di più se assistito da personale estremamente competente.

Technology isn’t the message. E’ un passaggio delicato ma importante perché in questi anni sono nati negozi focalizzati sui tools tecnologici in store. La tecnologia non dovrà mai sostituire il customer service, ma essere semplicemente di supporto, perché l’innovazione non è la tecnologia ma ciò che questa permette di fare ai consumatori. Si tratta quindi di portare il meglio dell’online nell’offline, di investire nell’omnicanalità e nelle applicazioni mobile, ma la sfida sarà il giusto equilibrio tra fisico e digitale. Infatti, secondo il giornalista di retail design John Ryan, i retailer più capaci di gestire il digitale sono spesso quelli che non appaiono con questa connotazione.

Rethinking fitting room. Il futuro del retail è il comfort, e il camerino è una componente critica della vendita, spesso sottovalutata. Più si prova e più si compra, infatti i clienti che usano la cabina di prova hanno una conversion rate del 67%. I camerini devono diventare molto più grandi, migliorare l’illuminazione e i materiali di superficie, introdurre specchi intelligenti e device digitali che favoriscono i selfie e la connettività ai social. Il brand moda Rebecca Minkoff ha realizzato una partnership con eBay  per introdurre una nuova tecnologia nella fitting room che combina lo shopping online con le modalità d’acquisto tradizionali.

Design thinking. Il design è un processo, non è una formula, e ha un valore economico. Non basta più progettare uno store, bisogna disegnare un’esperienza, con tutto il potere dello storytelling innovativo. “In 10 anni – ha affermato il “guru” del retail design James Damianl’investimento in aziende design-centric ha un ritorno superiore al 228% dello stesso investimento in aziende con indice S&P”. Il processo di design parte dalla conoscenza dell’audience per la quale si sta disegnando, e con questa bisogna essere empatici. Non si deve cioè disegnare uno store avendo se stessi in mente. Solo conoscendo i bisogni delle persone si può avere una giusta idea.

Retail analytics. Il terzo maggiore investimento che è previsto nei prossimi due anni in Europa, secondo una ricerca di EHI Retail Institute, è nei ‘big data’. Ulrich Spaan, esperto nella tecnologia e ricerca per il retail, ne evidenzia la portata. I dati analytics sono necessari per costruire e modificare le strategie retail. Ci dobbiamo chiedere se le nostre vetrine sono attraenti, se i display funzionano, cosa i consumatori guardano, cosa comprano e cosa non comprano, cosa toccano, dove si dirigono quando entrano nello store.

GDO versus discounter. E’ questo il futuro della distribuzione europea e italiana secondo Daniele Tirelli, presidente di Popai Italia: le grandi superfici risentiranno della concorrenza dei discounter o warehouse club (esempio Costco, che l’anno scorso è sbarcato in Europa e che a marzo 2015 contava 672 punti vendita nel mondo) e rischiano di perdere alcuni settori merceologici come la cura persona, l’abbigliamento, l’elettronica di consumo, libri e giornali. Grand Frais, ‘grossista’ di ortofrutta in Francia presto aprirà il 200° store diventando un concorrente temibile per Carrefour, Leclerc, Auchan. Punto di forza saranno i Chronodrive (acquisto online e consegna nella macchina), ma questi format cannibalizzeranno i supermercati.

www.retailindustry2020.com


 

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